7° giorno, 16 settembre 2016

Vorrei dire una cosa a donne, mamme, bambini, adolescenti, uomini, migranti e no, con le parole di Umberto Saba, uno dei più grandi poeti italiani di sempre

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

I’d like to say a few words to the women, mothers, children, teenagers, men, to the people who migrate and who don’t; it’s a poem by Umberto Saba, the great italian poet:

I talked to a goat.
She was alone in a pasture, and tethered.
Stuffed with grass, soaked
by the rain, she bleated. 

That monotonous bleating was brother
to my sorrow. And I answered, first
in jest, then because sorrow is eternal,
has one voice and never changes.
I heard this voice in the wails
of a solitary goat. 

In a goat with a Semitic face,
I heard all other pain lamenting,
all other lives.

Oggi visita medica, il Centro Penelope è vuoto… ma non del tutto

c’è una mamma e una bambina e una ragazza

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Alcune considerazioni:

1.Voglio congratularmi con la Croce Rossa – Area Metropolitana di Roma Capitale per quanto ho visto finora sia al Centro Penelope che in giro nel Centro di via Ramazzini, per l’attenzione, la cura, la professionalità che mette nella gestione dell’accoglienza dei migranti (e chi mi conosce sa che non sono affatto un adulatore).

2. Dopo due settimane ho le idee più chiare di come e perché il mio progetto stia proseguendo in modo “fluido”: i ragazzi vengono, disegnano e sono sereni (per quanto si possa essere sereni in una situazione del genere). Le mie azioni nella stanza adibita a laboratorio, per farli entrare, si limitano a pochi interventi iniziali e realizzati con alcuni escamotage: aiutarmi a spostare un divano, aprire le ante dure della finestra; poi all’inizio chiedevo aiuto per attaccare i fogli al muro (ultimamente non accade neanche questo), loro quindi iniziano a disegnare. Non chiedo mai niente di personale, e sottolineo “mai”. Cerco il più possibile di creare una situazione di serenità, leggerezza, tanto poi parlano i disegni. Ribadisco che non intervengo mai nella scelta dei soggetti da disegnare e neanche tecnicamente.

3. Con l’occasione ringrazio ancora la Croce Rossa romana tutta per aver creduto in questo mio progetto e avermi dato piena libertà nella sua cura.

4. Come avrete notato nelle foto non ci sono le facce dei ragazzi, se non quelle di Ibrahim – il mediatore linguistico – del coordinatore del Centro, dei volontari, e di altri eventuali ospiti di passaggio. Sicuramente ne perde la completezza del racconto, ma così è.

Grazie, Fausto

Le foto di questo blog sono state fatte da me, Fausto Olmelli, e sono quindi di mia proprietà. Non possono essere utilizzate a fini commerciali, possono essere condivise soltanto per diffondere il progetto “Transito”. Per ogni idea o suggerimento contattatemi.
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